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14 aprile 2022

Fruit Positivity: perché sentirsi a proprio agio nella propria buccia



«Potete giudicare il mio corpo quanto volete, ma alla fine si tratta solo del mio corpo. E lo adoro, lo amo e mi sento a mio agio nella mia…buccia».

Se Miley Cirus fosse stata Mela Cirus, questo articolo avrebbe esordito così. Ma visto che questo articolo vuole esordire così in ogni caso, per una volta faremo finta che la pelle della nota cantautrice americana sia color verde aspro, e come piace a noi, non del tutto perfetta.
 


Ma iniziamo dall’inizio: circa una decina di anni fa il termine body positivity era in cima ai risultati di ricerca, ma in realtà noi non l’abbiamo mai fatto scendere. Attenzione però, body positivity non è sinonimo di “femminismo a caso” o di “life enthusiast” perenne. Svegliarsi una mattina e non essere al 100% a proprio agio con il proprio corpo è la cosa più umana che ci sia, anzi, il contrario sarebbe davvero innaturale.

A volte però (diciamo pure spesso) la minuziosa e disperata ricerca di un estetismo perfetto ci porta ad odiare la nostra pelle, a pesarci più volte al giorno sperando in un miglioramento dopo i 34 consigli letti su perfettinunasettimana.it, o a scegliere il frutto più brillante e simmetrico del reparto ortofrutta.

E qui ci sentiamo presi in causa. E ancora una volta, sappiamo bene da che parte stare.

Ci sono 5 motivi per cui scegliere la frutta imperfetta deve diventare un gesto naturale, per te e per il pianeta, te li elenchiamo in disordine (giusto per rimanere in tema):

1. Non esiste una definizione unica di bellezza. Siamo nel 2022, ormai l’abbiamo capito, dai. Proviamo a scegliere il frutto perfetto per tutta la vita, ma poi rimaniamo delusi perché quello dell’orto di zia Adelaide è sempre un passo avanti. 

2. Da fuori è divino, da dentro…era meglio suo cugino. Sì, perché bello non è sinonimo di buono, non sempre, per lo meno. I frutti ammaccati, o con piccole imperfezioni visibili ad occhio nudo, possono avere un gusto premium esattamente come i loro parenti usciti bene. Semplicemente, allo smoking preferivano la tuta. Come biasimarli. 

3. La “stagione del bikini” è passata di moda, così come quella dei cestini: se vuoi essere trend anche tu, ricordati che non esiste più nessuna prova costume, ma se proprio ci tenete ad aderire ad una dieta estiva, ricordatevi che questa deve includere almeno un frutto al giorno. Perfetto o imperfetto che sia.


4. La Terra vuole bene a tutti, belli, brutti e frutti. Ci vuole ancora più bene se nei suoi confronti siamo inclusivi, non denigrando macchie, piccole botte in superficie, o colori non proprio brillanti come pantoni, che altrimenti nell’umido ci getta lei, è un attimo.

5. Quante volte avete detto al* vostr* miglior* amic* “anche io vorrei avere le lentiggini” “l’acne fa così street” oppure “la vitiligine la hanno anche le modelle, sai?” Bravi, avete detto bene: i canoni di bellezza non li rispettano persino chi con la propria bellezza ci vive. Gli standard globali sono cambiati, diciamo pure che forse non esistono nemmeno più. Cosa c’è di più bello che essere accettati (e mangiati con gusto) sempre?

La fruit positivity è questa, ma attenzione, non va presa sotto gamba, come del resto il movimento da cui prende spunto. Accettare le proprie imperfezioni non significa prendersi alla leggera e farsi andare bene tutto, mangiando qualsiasi cosa, anche un frutto andato a male o non ancora maturo. Nel primo caso, forse è bene organizzare la settimana e comprare solo lo stretto necessario per non arrivare ai moscerini. Nel secondo caso… basta un po’ di pazienza, la maturità è una cosa seria. 

E comunque, lentiggini e smagliature vanno ancora di moda.